martedì 9 settembre 2008

La Russa e Alemanno. Otto Settembre 2008

Innanzi tutto permettetemi una battuta: i fascisti (e i loro eredi) sono circa sessant'anni che ogni volta che dicono la loro, dopo se la devono mangiare e ancora non si sono stufati. EROICI!!Seriamente. Purtroppo quello che è successo ieri, otto settembre 2008, con esponenti provenienti dal MSI che adesso coprono ruoli istituzionali ma che ancora non hanno pienamente superato il loro retaggio fascista è figlio di cosa sia stato l'antifascismo in Italia. Nel nostro Paese, alla fine della guerra, si è preferito dimenticare, accantonare, sorvolare sul fascismo e le responsabilità collettive del Paese. Si è sempre rifiutato di studiare il fascismo, cosa fu, perchè arrivò al potere, perchè, in un Paese che aveva vissuto all'inizio del XX Secolo una grandissima ondata anarco-democratica, nessuno, prima della catastrofe finale, sia riuscito ad organizzare una vera opposizione di piazza al Fascio. Tutto questo non si è mai fatto, non si è capita la forza di criminale fascinazione insita nel fascismo, e lo si è semplicemente relegato in cantina....il risultato è stata un'ignoranza diffusa sul tema FASCISMO, che ha trasformato un'ideologia ben definita in ogni suo aspetto, in una sorta di mito antisistema buono per tutte le stagioni: Mussolini, da personaggio storico e storicamente ben definito è diventato un'icona qualunquistica dell'uomo che sarebbe stato in grado di risolvere il problema o che, ancora peggio, lo aveva risolto prima dell'arrivo della Repubblica. Il tutto dimostra come, in realtà, nessuno si sia mai chiesto cosa fu il fascismo e, soprattutto, cosa avvenne dopo l'otto settembre del 1943. Personalmente ritengo che l'interpretazione di Renzo De Felice, secondo cui dall'otto settembre scoppiarono in Italia tre guerre in una, sia la più aderente alla realtà. Infatti vi fu una guerra civile, in quanto si videro contrapposti Italiani e Italiani (Fascisti e Antifascisti), una guerra di resistenza, in quanto una parte degli italiani (Gli Antifascisti) combatterono, furono feriti e in molti casi morirono per fermare il folle e disperato progetto di Mussolini di trasformare l'Italia in una dittatura nazifascista, e in un ultimo una guerra di Liberazione, in quanto quegli stessi partigiani si batterono per cacciare l'invasore tedesco, soprattutto nelle zone centrosettentrionali del Paese. E' innegabile che, anche da parte Gappista, vi furono episodi brutali e, in alcuni casi, sinceramente criminali...ma purtroppo la contingenza era bellica, di una guerra non voluta dal Popolo Italiano e alle cui conseguenze il popolo italiano si stava opponendo con le proprie forze. Purtroppo la retorica della pacificazione nazionale ci ha regalato abomini storiografici, quali la conta dei gappisti, allo scopo di dimostrare come fosse stata una sparuta minoranza a combattere il fascismo, in un Paese sostanzialmente indifferente alla questione; anche sotto questo punto di vista debbo rifarmi a De Felice che, pur ammettendo come i Gappisti siano stati numericamente inferiori alla maggioranza della popolazione coinvolta nelle vicende belliche, ricordò anche come, tra amici, protettori occasionali e parenti, la stragrande maggioranza della popolazione italiana partecipò attivamente alla Resistenza, mettendo a repentaglo la propria vita e quella dei propri cari. Oggi tutto ciò sembra essere stato dimenticato, rimosso: la sensazione che si ha non è quella di un nuovo risorgimento, mito costitutivo della Repubblica Democratica Italiana, ma di un vecchiume di parte, in posizioni di retroguardia ideologica. Questo, purtroppo, è quello che nella vulgata comune appare: il più grande insulto a chi per permettere a tutti di parlare liberamente ha perso la propria gioventù o persino la propria vita. Una lotta che è stata fatta contro i fascisti ma della quale anche i fascisti si sono avvalsi: in nome della democrazia il MSI è nato e se ne sono tollerate varie follie antidemocratiche, il pià profondo antifascista militante in Italia, Palmiro Togliatti, firmò un coraggiosissimo atto di clemenza verso i fascisti nel 1947, permettendo a soggetti impresentabili, quali Rodolfo Graziani, di sedere negli scranni del Parlamento Italiano, e da quegli scranni arrogarsi persino il diritto di dare lezioni di democrazia. Ma tutto ciò, oggi, viene dimenticato: si vuol far passare l'idea di una guerra civile, come di una democrazia militarizzata, nella quale non esistono torti o ragioni a prioristiche, ma le cui ragioni, pur se non condivise, vanno rispettate. Scusate, ma non ce la faccio: il capitolo del biennio 1943/45 è chiaramente chiuso, ma non lo si può liquidare semplicisticamente, perchè chi quella guerra la perse avrebbe voluto fare dell'Italia carne di porco, farla diventare ancor di più il cane da salotto delle follie criminali di Hitler, e onestamente non vedo dove sia la difesa dell'onore del Paese e dove la possibilità di rispetto.

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